sabato 2 maggio 2009

State of Play non rende un buon servizio ai blogger

"Sciacalli e blogger", per il protagonista principale di State of Play, ben interpretato da Russell Crowe, giornalista investigativo vecchio stampo, l'equivalenza è immediata: i blogger, i responsabili della versione online del Washington Globe, sono quelli che possono permettersi di scrivere senza prove, di dedicarsi al gossip mentre i duri si occupano di cose serie. State of Play è un thriller giornalistico di buona fattura la cui successione degli eventi tiene incollati allo schermo gli spettatori ma, volendo evitare spoiler non graditi, vorrei soffermarmi sul tema che percorre tutto il film come traccia secondaria: carta stampata contro informazione online.

Se Wired.it esce dalla proiezione con l'impressione che I blog sono il futuro del giornalismo, personalmente abbiamo tratto l'impressione che il film celebri il trionfo della carta stampata, del giornalismo tradizionale elogiato per tutta la durata della pellicola mentre i blogger sono seriamente criticati per le loro abitudini spregiudicate. Della, la blogger "affamata che costa poco e sforna decine di bozze al giorno", trova la sua redenzione solo attraverso l'omologazione ai criteri della carta stampata, tenuta ad occuparsi del lavoro sporco e, anche fisicamente, sempre un passo indietro a Cal, il Giornalista con la G maiuscola, quando il gioco si fa duro. Il contentino finale del pezzo firmato a quattro mani e l'elemosina da parte del giornalismo tradizionale che consente alla blogger di premere l'ultimo tasto per mandare in macchina il pezzo non cambiano di certo il senso di una lunga lettera d'amore (forse d'addio?) alla divisione tra i due mondi.

Poco interessato al futuro della carta stampata, ma molto al futuro dell'informazione ritengo che sia da preservare il lato investigativo al quale chi vi opera (giornalista, blogger, qualsiasi sia e sarà il mezzo) è chiamato; fare informazione non è condividere l'esistente ma scavare, cercare, lottare per portare alla luce la realtà, bella e brutta, della nostra società.

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