Il potere evocativo dell'immagine televisiva è, al momento, insuperato: suoni, colori, immagini rappresentano una sapiente miscela che scatena i ricordi dei nostalgici. Sarà la rarefazione degli stimoli di trenta anni fa ma, per quanto utilizzatori assidui e sostenitori di Internet, viene difficile pensare che in futuro un simile potere evocativo possa nascere dalla rete se non trasformandosi in post-TV. E adesso ritorniamo ai nostri venti anni con una bella puntata dei Jefferson.
sabato 1 agosto 2009
Fox Retro e il potere evocativo della televisione
Il potere evocativo dell'immagine televisiva è, al momento, insuperato: suoni, colori, immagini rappresentano una sapiente miscela che scatena i ricordi dei nostalgici. Sarà la rarefazione degli stimoli di trenta anni fa ma, per quanto utilizzatori assidui e sostenitori di Internet, viene difficile pensare che in futuro un simile potere evocativo possa nascere dalla rete se non trasformandosi in post-TV. E adesso ritorniamo ai nostri venti anni con una bella puntata dei Jefferson.
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sabato 2 maggio 2009
State of Play non rende un buon servizio ai blogger
"Sciacalli e blogger", per il protagonista principale di State of Play, ben interpretato da Russell Crowe, giornalista investigativo vecchio stampo, l'equivalenza è immediata: i blogger, i responsabili della versione online del Washington Globe, sono quelli che possono permettersi di scrivere senza prove, di dedicarsi al gossip mentre i duri si occupano di cose serie. State of Play è un thriller giornalistico di buona fattura la cui successione degli eventi tiene incollati allo schermo gli spettatori ma, volendo evitare spoiler non graditi, vorrei soffermarmi sul tema che percorre tutto il film come traccia secondaria: carta stampata contro informazione online.
Se Wired.it esce dalla proiezione con l'impressione che I blog sono il futuro del giornalismo, personalmente abbiamo tratto l'impressione che il film celebri il trionfo della carta stampata, del giornalismo tradizionale elogiato per tutta la durata della pellicola mentre i blogger sono seriamente criticati per le loro abitudini spregiudicate. Della, la blogger "affamata che costa poco e sforna decine di bozze al giorno", trova la sua redenzione solo attraverso l'omologazione ai criteri della carta stampata, tenuta ad occuparsi del lavoro sporco e, anche fisicamente, sempre un passo indietro a Cal, il Giornalista con la G maiuscola, quando il gioco si fa duro. Il contentino finale del pezzo firmato a quattro mani e l'elemosina da parte del giornalismo tradizionale che consente alla blogger di premere l'ultimo tasto per mandare in macchina il pezzo non cambiano di certo il senso di una lunga lettera d'amore (forse d'addio?) alla divisione tra i due mondi.
Poco interessato al futuro della carta stampata, ma molto al futuro dell'informazione ritengo che sia da preservare il lato investigativo al quale chi vi opera (giornalista, blogger, qualsiasi sia e sarà il mezzo) è chiamato; fare informazione non è condividere l'esistente ma scavare, cercare, lottare per portare alla luce la realtà, bella e brutta, della nostra società.
Se Wired.it esce dalla proiezione con l'impressione che I blog sono il futuro del giornalismo, personalmente abbiamo tratto l'impressione che il film celebri il trionfo della carta stampata, del giornalismo tradizionale elogiato per tutta la durata della pellicola mentre i blogger sono seriamente criticati per le loro abitudini spregiudicate. Della, la blogger "affamata che costa poco e sforna decine di bozze al giorno", trova la sua redenzione solo attraverso l'omologazione ai criteri della carta stampata, tenuta ad occuparsi del lavoro sporco e, anche fisicamente, sempre un passo indietro a Cal, il Giornalista con la G maiuscola, quando il gioco si fa duro. Il contentino finale del pezzo firmato a quattro mani e l'elemosina da parte del giornalismo tradizionale che consente alla blogger di premere l'ultimo tasto per mandare in macchina il pezzo non cambiano di certo il senso di una lunga lettera d'amore (forse d'addio?) alla divisione tra i due mondi.
Poco interessato al futuro della carta stampata, ma molto al futuro dell'informazione ritengo che sia da preservare il lato investigativo al quale chi vi opera (giornalista, blogger, qualsiasi sia e sarà il mezzo) è chiamato; fare informazione non è condividere l'esistente ma scavare, cercare, lottare per portare alla luce la realtà, bella e brutta, della nostra società.
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martedì 28 aprile 2009
Febbre Suina: Twitter diffonde il contagio
Cresce l'emergenza per l'epidemia di Febbre Suina scoppiata in Messico e le ondate di diffusione dell'allarme stanno cavalcando non solo i media tradizionali ma anche la Rete e i suoi strumenti di condivisione e di informazione rapida come Twitter.
La Febbre Suina ha contagiato anche Twitter: migliaia di persone lanciano messaggi inerenti all'epidemia e lo strumento, che aveva manifestato tutti i suoi vantaggi in situazioni di disastro naturale dove, come in Abruzzo, ha permesso informazioni di prima mano dal campo nelle prime ore, manifesta tutti i suoi limiti in situazioni dove lontani dal campo si rilanciano allarmi ad una velocità amplificata. Sì perchè Twitter è un amplificatore di emozioni nella misura nella quale amplificare significa anche fornire maggior momentum ad una notizia consentendole di arrivare a decine di migliaia di persone si tratti di notizia confermata, di rumours, di falso allarmismo o di bufala.
E' forse degno di nota il segnale di allerta inviato da Foreign Policy
"E' necessario fare attenzione a non farsi prendere dal panico di fronte al flusso continuo di informazioni. Se si naviga su Twitter un po' troppo a lungo, si prova l'irrefrenabile necessità di correre in farmacia a comprare Tamiflu e mascherine. E' meraviglioso come in questi giorni l'informazione viaggi veloce, il problema sta nel valutare le informazioni. I media e gli individui che pubblicano su Internet possno fare errori, essere preda di panico e contagiare altre persone. E questo si diffonde molto più rapidamente che la febbre suina"scrive il quotidiano tedesco Der Tageszeitung.
La Febbre Suina ha contagiato anche Twitter: migliaia di persone lanciano messaggi inerenti all'epidemia e lo strumento, che aveva manifestato tutti i suoi vantaggi in situazioni di disastro naturale dove, come in Abruzzo, ha permesso informazioni di prima mano dal campo nelle prime ore, manifesta tutti i suoi limiti in situazioni dove lontani dal campo si rilanciano allarmi ad una velocità amplificata. Sì perchè Twitter è un amplificatore di emozioni nella misura nella quale amplificare significa anche fornire maggior momentum ad una notizia consentendole di arrivare a decine di migliaia di persone si tratti di notizia confermata, di rumours, di falso allarmismo o di bufala.
E' forse degno di nota il segnale di allerta inviato da Foreign Policy
"One of the least discussed elements in the cyber-attacks that struck Estonia in 2007 was psychological operations. There was, for example, a whole series of text messages aimed specifically at Estonia's vast Russian-speaking populations urging them to drive their cars at 5km/h at a specific time of they day; quite predictably, this led to a hold-up in traffic (you can watch a TV report in Estonian about this here). Thus, a buy-in from the most conspiracy-driven 1% of the population may be enough to stall traffic in the entire city. We could easily expect even more devastating consequences from the public scares generated by global pandemics. This is the reason why the current wave of Twitter-induced speculation -- and manipulation -- are worth paying attention to".
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lunedì 27 aprile 2009
Terremoto: la scienza urlata genera solo allarmismo
In termini di scenari futuri i 400.000 attuali abitanti di Catania (rischio elevatissimo) si ridurrebbero di 50.000 unità se si scatenasse quel terremoto che si paventa da decenni. Solo il 5% delle abitazioni di Catania è a prova di terremoto - almeno in teoria -, tre abitanti su quattro sarebbero comunque coinvolti (per confronto, a Campobasso, un abitante su sei).La Gaia Scienza non è così gaia: nella puntata di apertura della nuova serie in onda su La7, Mario Tozzi abbraccia l'atmosfera dell'allarme urlato che contraddistingue l'informazione e la divulgazione televisiva e parla di 50.000 morti nel caso di un sisma a Catania. Tozzi si autocita e la stessa frase già si trovava nel suo articolo pubblicato da La Stampa del 16 aprile: "Quindici milioni gli italiani a rischio. Radiografia dell’Italia minacciata".
Il messaggio deve sempre essere in linea con il medium utilizzato; se l'osservazione, di una gravità indubbia, può trovare posto negli atti di un convegno e, seppure con qualche limite, sulle pagine di un quotidiano, la stessa gridata alla televisione diventa puro allarmismo in piena omologazione con l'informazione urlata dove tutto deve essere sottolineato a toni molto alti: la catastrofe, la pandemia, il disastro sono ormai all'ordine del giorno sulle nostre tavole all'ora dei TG.
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domenica 26 aprile 2009
Qui non passa che il tempo
Qui non passa più niente
Qui non passa la gente
Qui non passa che il tempo
E si scioglie in un momento
Perché qui
È passato l’amore ad un passo da me
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Il perchè di un titolo
Un concetto ambiguo quello delle ordinarie rivoluzioni, al limite della antitesi. Sempre più vicino al mezzo secolo di esperienze vissute e dopo aver peregrinato nella scrittura a tema, questo vuole essere uno spazio di osservazione dei piccoli cambiamenti che giorno dopo giorno come goccia sulla pietra ci scavano e del muoversi del nostro io intorno alle entità della nostra esistenza come continui e mutevoli movimenti planetari.
Nulla è per definizione escluso da queste pagine, neanche quella sottile incoerenza che è insita nel concetto di movimento.
Nulla è per definizione escluso da queste pagine, neanche quella sottile incoerenza che è insita nel concetto di movimento.
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